Descrizione del paese
domenica, ottobre 29, 2006, 08:30 PM
Nel più antico libro stampato che parla di Sant'Angelo, edito nel 1650, è scritto:

"Il suo sito è vaghissimo, perchè è elevato in un Poggio, donde si scuopre tutta la Marca, e la maggior parte delle Città, terre e Castelli di essa, e verso l'Oriente non solo scopre una gran parte del Mare, ma di più la frontiera, e monti della Dalmatia; e tanto più si rende vago e giocondo quanto che a più di esso Castello al sito della Porta di Piazza già detta Piazza nova, ove prima era il Cor della Terra Vecchia n'è incasato un Borgo, in mezzo del quale vi è la Piazza della Terra vecchia, e vi è la strada Romana, continuamente calpestata da passaggieri, e genti straniere ...".

Così si può leggere in una Vita di S. Nicola scritta nella prima metà del XVII secolo da un frate dell'Ordine Agostiniano. A parte alcune esagerazioni dell'autore che ha di molto ampliato gli orizzonti, la descrizione è verosimile ed in ogni caso allettante. Lo stesso scrittore, che probabilmente ha soggiornato per qualche tempo nel convento agostiniano di Sant'Angelo e quindi avrà potuto apprezzare l'amenità del luogo, così poi prosegue:

"Il Territorio poi di esso Castello si stende, e dilata per ogni parte un miglio e mezzo almeno & in alcuni lati due miglia, e più, il quale è diviso in 23 Contrade ... E poi circondato da due fiumicelli, Salino, l'uno, che entra nel Tenna, e Fiastra la picciola l'altro, ch'esce nel fiume Chienti, ambedue di pesci abbondanti. Di più per esso Territorio vi sono sparse Valli copiose d'acque e di Pescherie con assai Pesci, vestite poi di Vigne, Olive, & altri Arbori fruttiferi. Vi sono assai Collicelli vestiti similmente d'Arbori fruttiferi, e Vigne, quali apportano vini delicatissimi. Vi sono di più per esso Territorio oltra le molte case 70 Colombare in circa, che apportano gran quantità di Colombi. Abbondi poi di grano, olio, legne, d'ogni sorte di frutti, Armenti, e Salvaticini. L'Acque di oltre le quattro fontane, che sono inssimno al Castello, cioè Fonte vecchia, Peuano, la Vignana, e la Viola, non vi è Contrada delle 23 di sopraccennate, che non abbia due Fonti, o una almeno. Di più il liberale Dio ha dotato questo Territorio non solo come di sopra s'è detto, ma anco, ... con far scaturire dalle sue Viscere Vene d'acque Salse, delle quali nel pradetto Fiumicello di Salino ve ne sono 50 e più pozzi, delle mediante il fuoco se ne fa Sale bianchissimo, & in tanta copia ... L'aria poi del Castello salutifera, e temperata perchè come s'è detto sta elevato in un Poggio di rimpetto al mezo giorno, e li Corpi umani ci vivono longo tempo, e di raro s'infermano"

Certo che a leggere queste parole, scritte nel XVII secolo, si ha l'impressione d'essere nel paese della felicità, ma non per questo l'amenità del luogo è meno vera e reale.

Vorrei ora riportare un'altra bella descrizione del nostro paese fatta dalla R.A.I. nel programma regionale di Radio Ancona del 20 dicembre 1964. Così si esprimeva il fine dicitore:

"... e credo ancora che ... il paese, così assorto e sereno sulla sinistra, coi ruderi delle rocche, le fronti delle chiese, le campanelle dei conventi che odorano di viole e di passiflore, si affacci sul versante del Salino per sentirne le voci lontane ... In alto Sant'Angelo in Pontano ha l'aspetto di un aerostato legato allo sperone della collina. Tetti azzurrini, il suono di una campana, gente che discute sulla piazza larga e quadrata, dietro i vetri appannati dei caffè".

E' un tipico paese dell'entroterra marchigiano, come ce ne sono tanti, posto sulla destra della valle del Fiastra, disteso a ferro di cavallo sul crinale dello spartiacque. Il centro abitato, senza soluzione di continuità , è composto dal vecchio castello, dalla piazza col borgo allungato e disposto a semicerchio, e dalle case arroccate a schiera sul monte dietro la piazza: Sant'Agnulu in tre pezzi... recita una vecchia storiella in dialetto.

A chi arriva da Macerata dopo aver percorso la statale ed essersi arrampicato per i pochi chilometri della tortuosa strada provinciale che porta a Sant'Angelo dal bivio di Passo, il paese compare all'improvviso, dopo una serie di curve e controcurve, in uno scenario di pace e tranquillità che ha del maestoso. Appena girata l'ultima curva, all'inizio del borgo, lo sguardo spazia in una verde conca a cui fanno da sfondo sulla destra le catene dei monti Sibillini, della Laga e della Maiella fino al Gran Sasso, e più vicine le sagome scure per il verde e quasi gemelle dei monti di Penna S. Giovanni e di Smerillo. Il monte dell'Ascensione completa la curva unendo la visuale dei monti alla parte più vecchia del paese, il castello, che par di toccare e poter porre su una mano, tanto è aggruppato e compatto nella sua forma ovale e scalata. La vista si riposa sul magico colore dei tetti e delle facciate in cotto e, appena offeso dalla tinta di due o tre case di recente costruite, l'occhio si tuffa nel verde intenso di alcune alte conifere stagliantisi sulla zona di piazza, e ritorna infine a chiudere il cerchio sulla strada del borgo che viene incontro ad aprirti il cuore del paese: la piazza. Da questa, appoggiati ad una ringhiera che delimita una piccola terrazza di recente costruzione, può ammirarsi il panorama verso la marina: un susseguirsi di colli, di paesi, di campi, di case, di vigne, di verde che magnificamente par non finire, appena interrotto dall'azzurro dell'orizzonte.

E' questo Sant'Angelo in Pontano visto dal forestiero.

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