Il focaraccio
domenica, dicembre 17, 2006, 09:18 AM - Cultura e Tradizione
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Nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre, detta anche la Notte della Venuta, si rinnova nelle campagne di Sant'Angelo, come in molti altri paesi dell'entroterra marchigiano, un antichissimo gesto, quello de lu focaracciu.
Consiste nel realizzare enormi pire di ceppi, sterpi, rami e foglie a cui la sera, vengono appiccate le fiamme in segno di devozione.

Tutta la comunità si intrattiene attorno al focaraccio sino al suo spegnimento, trascorrendo il tempo con canti e facezie paesane mentre si cucinano sulla brace salcicce e braciole, e si dividono insieme agli altri i dolci e il vino portati da casa. La realizzazione del focaraccio richiede diversi giorni di preparativi dato che chi lo organizza deve recarsi nei campi alla raccolta di legna e sterpi necessari per realizzare il grande falò.
La tradizione cristiana ha convertito in queste zone questo antichissimo rito propiziatorio di veglia che risale a tempi antecedenti all'età romana in un momento di festa e fraternità che vuole ricordare la ingenua ma diffusissima credenza popolare della prodigiosa traslazione angelica della santa casa di Loreto.

Nello scritto di una monaca trecentesca si legge: "Vedo una casetta luminosa che attraversa il mare; è la casa della Madonna: pregate sorelle".
Nelle campagne, ancora pochi anni fa, gli anziani contadini scambiavano le luci di segnalazione degli aeromobili in cielo per il ripetersi del movimento per il celestiale trasporto e i fuochi venivano accesi come rievocazione di una guida luminosa a terra per assisterne il volo. Non a caso la Madonna di Loreto è oggi la Patrona dell’Aeronautica Militare Italiana.
In realtà sembra dallo studio degli documenti storici che gli Angeli fossero una famiglia nobile dalmata che 1291 si adoperò per il trasporto via nave della casa dalla Terrrasanta a Tersatto e quindi tre anni dopo, nel principio del Pontificato di Bonifacio VIII, a Loreto.
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