L'ulivo
sabato, novembre 25, 2006, 05:25 PM - Territorio e Ambiente
La coltivazione dell'ulivo a Sant'Angelo ha una origine antichissima.
Già nel VIII secolo a.C. nel Piceno l'olivo era coltivato insieme al grano e alla vite;
ciò è confermato dal ritrovamento di grandi contenitori i "doli". Successivamente l'olivo venne abbandonato, si confuse con la vegetazione spontanea, si inselvatichì
e divenne una delle piante del bosco. L'arrivo dei monaci Benedettini nelle nostre terre favorì la ripresa economica ed agricola già dal VII secolo con la bonifica dei terreni e l'incremento delle coltivazioni.
Esistono centinaia di varietà (cultivar) di olive, da olio o da mensa, che hanno forma e dimensioni differenti e sono caratterizzate da un diverso rapporto tra nocciolo e polpa e quindi da un contenuto medio di olio variabile dal 18 al 27%. La loro produttività dipende da moltissimi fattori, climatici e colturali che determinano il ritmo biennale della piena produzione. Un numero così elevato di cultivar è dovuto a modificazioni del genotipo (a causa di mutazioni gemmarie fissate per via vegetativa o per incrocio spontaneo e successiva disseminazione) o per fluttuazione dei caratteri delle varietà che si adattano alle condizioni ambientali.

Le varietà più diffuse sono: Coroncina, Piantone di Mogliano, Frantoio e Leccino.


Ulivi a Colle Carnale


Un ulivo a Colle Zampone



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