Breve biografia di N.A. Angeletti
domenica, ottobre 29, 2006, 10:14 PM - Personaggi
Nicola Antonio Angeletti
(S. Angelo 1791 - S. Angelo 1870)

Nacque il 5 giugno 1791 a Sant'Angelo in Pontano (Macerata) - Stato Pontificio - Delegazione di Fermo.



Partecipò con la Grande Armata napoleonica alla Campagna di Germania del 1813: ferito alle battaglie di Lützen e Bautzen, cadde prigioniero degli Austriaci a Lipsia. Nell'Esercito Italico raggiunse il grado di luogotenente. Rientrato in Italia nell'estate 1814, fu nell'esercito di Gioacchino Murat come capitano della Guardia Nazionale.

In seguito ai Moti di Macerata del 1817 ed alla conseguente atmosfera di sospetto e persecutoria instaurata dal governo papalino nello Stato Pontificio nei confronti dei reduci napoleonici, dovette espatriare ed andò a Napoli. Nel gennaio-marzo 1821 fu in Abruzzo, dove partecipò ad un fallito tentativo d’invasione dello Stato Pontificio da parte di patrioti fuorusciti e dove, col grado di capitano dell'esercito costituzionale di Napoli, agli ordini del gen. Guglielmo Pepe, tentò d’opporsi invano agli Austriaci accorsi nel sud per ripristinare il Governo assolutista.

Dopo l'occupazione di Napoli da parte degli Austriaci, cercò la fuga verso il sud, pensando d'imbarcarsi per Malta o per la Grecia o per la Spagna. Il 22 maggio 1821, però, insieme ad un suo compagno di fuga, venne arrestato a Messina ed, essendogli stati trovati indosso diplomi ed emblemi carbonari, fu tradotto alle carceri di Napoli. Qui, dopo un periodo di detenzione, per ordine del Principe di Canosa, ministro di Polizia, il 25 luglio 1821, venne sottoposto al pubblico supplizio della frusta. Dopo un ulteriore periodo di carcere fu espulso dal Regno e, accompagnato sotto scorta al confine di Terracina, venne consegnato alla polizia papalina.

A Roma, fu ancora imprigionato nelle Carceri Nuove e quindi, dopo vari interrogatori ed indagini, fu rimesso in libertà. Per tornare a casa, nella primavera-estate del 1822, fece il viaggio da Roma alle Marche in carrozza postale percorrendo la via Salaria. Dato che questa via consolare, nei pressi di Antrodoco, rientrava nel Regno di Napoli per una diecina di Km, al posto di frontiera di Città Ducale, benché munito di regolare foglio di via, venne nuovamente arrestato dalla polizia borbonica in quanto contravventore al divieto di rimetter piede nel Regno.Condotto nuovamente nelle carceri di Napoli, venne condannato, senza processo e con semplice ordine sovrano del 10 agosto 1822, alla reclusione nella Fossa di Marettimo a tempo indeterminato, e quindi fu tradotto in catene nelle isole Egadi, di fronte a Trapani.

Detenuto nel Forte di Marettimo per circa tre anni, fu graziato nell'ottobre 1825, all'ascesa al trono di Francesco I°. Scarcerato, fu esule in Francia: a Marsiglia fino al 1833, quindi a Mende e poi a Parigi. In esilio, campò in dignitosa povertà dando lezioni di lingua italiana e di musica. A Marsiglia e a Parigi conobbe la gran parte dei patrioti esuli come lui: da Mazzini a Nicolaj, da Gustavo Modena a Giglioli, Ricciardi, De Concilj e tanti altri. Poté rientrare a casa, nello Stato Pontificio, nel dicembre 1846, in seguito all'amnistia concessa da Pio IX dopo la sua elezione a papa.

Nel marzo-aprile 1848 si recò a Napoli, dove era stata concessa la Costituzione, ma, costretto a fuggire un'altra volta dal Regno, andò a Roma. Nel 1849 si arruolò fra i primi nell'esercito della Repubblica Romana e fu nominato capitano comandante la Piazza di Latina e quindi, pochi giorni prima l'attacco all'Urbe da parte dei Francesi dell'Oudinot, maggiore comandante la Piazza di Loreto. Non fece in tempo a partire per la sua nuova destinazione e partecipò all'eroica difesa di Roma guidata da Garibaldi. Costretto ancora all'esilio, nel luglio 1849, dopo la fine della Repubblica Romana, si rifugiò a Genova.

Nel 1859 accorse a Bologna ad offrire la sua opera all'esercito della Lega dell'Emilia, minacciata, prima dell'annessione al Piemonte, da un ritorno del Duca di Modena.

Dopo la Spedizione dei Mille, quando i Garibaldini stavano per sbarcare a Reggio Calabria, alla bella età di 69 anni, accorse in Sicilia dove erano richiesti ufficiali esperti nel comando delle Piazze e fu nominato maggiore comandante la Piazza di Messina. Passò poi, sempre col grado di maggiore, nell'Esercito Italiano e fu destinato alla Piazza di Bologna. Ottenne finalmente la pensione all'età di 77 anni e poté ritirarsi al paese natale, dove morì il 25 giugno 1870.


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